BlOOd Kisses;;
Un’ enorme e sontuosa villa, sul mare, dall’ aspetto principesco, ma allo stesso tempo tetro, abbandonata da troppo tempo.
Un posto riservato, difficile da raggiungere se non si conosce bene la zona, ed il sentiero per arrivarvi, un posto perfetto, per i giovincelli con ormoni in tempesta dei giorni d’ oggi.
Un luogo perfetto dove appartarsi, per far in modo che quello possa diventare il ‘’nido’’ per ogni coppietta di ragazzini bisognosi d’ intimità, per ogni ragazza che in un modo romantico avrebbe voluto incoronare il proprio sogno d’ amore.
Scusate, mi presento, il mio nome è Fee Sophiee Undedlickeit, contessina per così dire d’ Austria, figlia di Fernando IV Undedlickeit, e Madama Elisabetta in Undedlickeit.
Sono morta, o per mio dire nata il 31 ottobre del 1666, alla giovane età di 16 anni.
A palazzo ero conosciuta come ‘’ la figlia di satana’’, ad ogni ballo, la mia presenza era di troppo, l’ attenzione si cementava sui miei movimenti, sui miei sguardi, tutti intorno a me, erano in preda al terrore, non conoscendo la mia vera natura, tutti avvolti dalla paura che io potessi fargli del male con qualche strano maleficio.
I miei genitori, per proteggermi decisero appunto di spedirmi senza tanti problemi in quella villa abbandonata sul mare delle coste romane, non mi era concesso allontanarmi da essa, se non per poco tempo, al mio seguito una corte di camerieri che avrebbero provveduto ai miei bisogni, in fondo anche se ero disprezzata da tutti a palazzo, i miei genitori avevano un minimo di riguardo nei miei confronti.
Ero stata esiliata dalla mia vita per semplici e futili motivi, al mio tempo la caccia alle streghe e ai vampiri era all’ ordine del giorno, tutti , ogni singolo individuo presente sul pianeta, aveva timore, del male, del diavolo, dei vampiri delle streghe e tutto quello che si cela dietro questi misteri.
Io personalmente avevo sempre mostrato stranezze nei miei comportamenti e mi risultava perfino divertente udire le leggende che venivano narrate fra le bocche delle dame sul mio conto.
Posso comprendere a mia volta, che ho sempre ammesso di non essere come tutte le altre signorine, le mie idee le mie strane visioni del mondo, i miei capelli corvini, lunghi e lisci che contornavano il mio viso candido come il latte, la frangia dei miei capelli neri troppo lunga sul lato sinistro che mi semi-copriva un occhio, dominava sul mio sguardo che si intravedeva sotto i ciuffi, uno sguardo gelido color nocciola, e i miei occhi circondati da trucco nero pece costantemente presente sul mio viso.
Il mio modo di vestire era altrettanto noto alle Signore che mi osservavano con strano interesse, abiti sontuosi e maestosi ma rigorosamente neri, con ornamenti in pizzi rosso sangue o bianchi come la neve.
Non variavo per nessuna ragione il mio modo d’ essere, di vestire, non intendevo occuparmi del trucco e del parrucco adeguandomi alle altre dame di corte, non intendevo vestirmi di nessun’ altro colore, non esitavo nemmeno un secondo a cambiare quella che ero.
E appunto per questo, quando iniziai a crescere, quelle dame nulla facenti iniziarono a inventare storie sul mio conto, che scoprendole mi divertivo appunto ad udire, dalle leggende che narravano la mia infima amicizia con l’ ogni potente satana, oppure che io fossi un vampiro, che fossi coinvolta in riti satanici, che mi tagliassi le vene per donare il mio sangue al male, che mi rinchiudessi nelle mie stanze a imprigionare i camerieri per nutrirmi della loro carne. Fandonie certamente, credo di possedere maggior classe.
Così per proteggermi i miei genitori decisero appunto di mandarmi lontana da quell’ ambiente, mi rinchiusero in quel palazzo anche perché per loro rappresentavo solo vergogna e disprezzo, e anche loro avevano paura che io fossi figlia del male.
Quando arrivai in quel palazzo, mi sentì finalmente libera dai pregiudizi della gente, mi sentì finalmente me stessa, indipendente, libera da quell’ orribile castello di bambole che il mio destino mi aveva duramente riservato, un castello di bambole dai finti volti, dove tutti fingono di essere quello che non sono. Perfetti e senza peccato.
Da quando vivevo lì, le mie giornate diventarono monotone, ma la cosa non mi dispiaceva affatto, uscivo dal palazzo per recarmi in chiesa, credente penserete, no affatto, non ero interessata a quello ma alle deliziose e divine messe da requiem che udivo durante i sontuosi funerali di qualche strano nobile della zona.
Impiegavo poco tempo ad impararle, e tornando a casa continuavano a risuonare nella mia testa, facendosi strada divinamente sulle mie labbra che continuavano a dar vita a quelle stupefacenti note.
E la sera, mi divertivo a scendere vicino alla spiaggia, lì vi era una costa stupenda sulla quale giaceva uno strano cimitero, al centro di esso una collina con al centro un enorme quercia maestosa.
Era il mio rifugio, lontano dal mondo mi trovavo bene fra quelle tombe per quanto strano possa essere.
Mi divertivo a canticchiare le messe da requiem camminando lungo la navata centrale del cimitero, dirigendomi verso l’ enorme abete, sotto il quale mi sedevo al chiar di luna, iniziando a disegnare mentre incoravo qualche strana melodia che spontanea si faceva strada sulla mia bocca.
Una notte la ricordo bene, mi cambiò la vita, osservai nuovamente le bare davanti a me i crocifissi in marmo, intravidi un ombra un movimento, sentì un fruscio, un movimento vicino a me mi voltai alla mia destra, alzai lo sguardo, un angelo, un angelo nero.
I capelli lisci e neri lunghi fino alle spalle o poco più giù, un ciuffo possente anch’ esso nero su degli occhi neri, su pelle in contrasto divinamente bianca, il fisico esile, magro, le unghia lunghe stranamente anch’ esse nere, il naso angelico, i tratti femminili, le labbra carnose, con un neo sotto il labbro, che stuzzicava in me certi strani appetiti, mai provati.
Si sedette e mi sorrise, in mano una mela, nera.
La morse con gusto, ed iniziò ad assaggiarla con gusto, lo osservai timidamente, non mi era mai capitato di sentirmi così strana.
-mi perdoni ma non l’ ho mai notata da queste parti…- sussurrai
-piacere madame il mio nome è William…- mi rispose gettando alle sue spalle il torso della mela, afferrando gentilmente la mia mano dandole un bacio, -e il suo nome? Mi è concesso saperlo?- domandò senza la minima timidezza convinto di sé –il mio nome è Sophiee Fee…- sghignazzai compiaciuta.
-Sophiee Fee Undedlickeit, vi sono molte leggende su di voi sa?- mi rispose guardandomi con la coda dell’ occhio mentre il suo volto era diretto verso il bagliore della luna piena.
E così iniziai a parlare con lui, più passava il tempo, più il mio cuore continuava ad assumere strani comportamenti, velocizzando la sua attività.
Più passava il tempo più mi sembrava l’ unica persona al mondo che mi capisse, non mi aveva mai rivelato da dove venisse, sapevo solo che il suo destino era molto simile al mio, ogni sua parola la sentivo vicina, gli stessi interessi, stranamente mi capiva, stranamente non mi faceva sentire diversa, ma unica.
Ogni notte, mi recavo lì sotto quella quercia e lui vi era sempre ad aspettarmi, ogni notte un sentimento dentro di me continuava a farsi strada come un veleno, qualcuno definiva nei libri della mia vasta biblioteca tutto ciò con un nome solo AMORE.
Più tempo passavo con lui, più capivo quanto fosse diventato essenziale nella mia vita, ma era così strano, non osava avvicinarsi a me fin troppo, nonostante confessava anch’ esso dei sentimenti accesi nei miei confronti, mi rivelava certe sue strane manie, mi raccontava della sua prima vita, come amava definirla lui, e a volte mi cantava anch’ esso delle deliziose melodie, che mai avevo udito, la lingua era un antico latino, la sua voce divina faceva risuonare quelle messe da requiem in maniera sontuosa, in maniera unica, ma allo stesso tempo inquietante perfino a me.
Una notte mi diressi nuovamente al cimitero, iniziai a canticchiare sadicamente strane canzoni che avevo udito dalla sua bocca, mi guardai intorno cercando la sua meravigliosa ombra, intenda a rivelargli i miei sentimenti, intenta ad averlo finalmente mio, itenta a poter baciare quelle sue appetitose labbra che tanto amavo.
Lo intravidi sotto l’ albero mi avvicinai ad esso dolcemente, mi sedetti accanto a lui, gli accarezzai il volto, lui mi guardò negli occhi, io rabbrividì
-william…- sussurrai
-si Sophiee?- mi domandò non capendo il perché mi mostrassi meno timida del solito
-non voglio più stare in quel palazzo ad aspettare la notte per poterti vedere, capisci cosa intendo?- domandai
-Sophiee, che intende?- mi chiese spaventato
-intendo che ogni volta che vi vedo, il mio cuore assume uno strano battito, finalmente riesco a sentirlo, e io non mi sono mai sentita così viva se non quando sto con voi, sento che il mio posto è sempre qui vicino a voi, sento quello strano ticchettio della lancetta ogni secondo della giornata, e conto i secondi mancati al rivedervi, qualcuno stupidamente descrive tutto ciò con la parola amore, ma io sento molto di più per voi lo capite?- spiegai mentre mi poggiavo delicatamente sul suo petto non sentendo i battiti del suo cuore
-Sophiee, è lo stesso per me ma mi è impedito amarvi, voi siete viva…- mi spiegò
-anche voi siete vivo se sarete al mio fianco…- risposi
-Sophiee, quando vi ho rivelato la mia natura non avete compreso, io non posso resistervi, dovete stare alle giuste distanze da me…- mi ribadì
-Sarei pronta a morire pur di avervi sempre con me, e poi lo sapete anche voi, io credo che l’ essere morti sia uno stato certamente migliore dell’ esser vivi… amo le tenebre e lo comprendete meglio di me, non sono fatta per la vita, voglio voi…- risposi sadicamente
-Sophiee voi non capite, la mia non è affatto vita, non potete capirmi dovete starmi lontana…- ribadì
-William ti prego…- mugulai voltandomi verso il suo viso, mentre le mie mani si posavano sul suo petto.
-non fatelo potrei farvi del male…- mi avvertì
Ma non resistetti, per lui avrei potuto fare tutto e doveva comprenderlo.
Mi avvicinai posando le mie labbra sulle sue, il mio cuore cessò improvvisamente di battere, pochi secondi, mi sentì afferrare il collo, due pugnali infransero il mio collo, non sentì più nulla, caddi a terra e mi addormentai.
Dopo poco riaprì gli occhi, mi guardai intorno era ancora notte, William non vi era più, sparito.
Dinnanzi a me, diversi uomini con delle torce, i battiti del mio cuore mancavano non sentivo più nessuna sensazione, mi guardai intorno, osservai le mie mani, le unghia nere, la pelle candida più di prima all’ eccesso.
Pochi attimi e un contadino mi gettò uno spicchio d’ aglio dinnanzi ai piedi, iniziò a bruciarmi la pelle, iniziai a strillare stupidamente ma il dolore era troppo, pochi attimi alzai lo sguardo davanti a me un prete un crocifisso il dolore incombeva sempre di più strizzai gli occhi, caddi a terra sullo spicchio d’ aglio, ancora pochi secondi e sarei morta, un paletto infranse il mio cuore, quel cuore che non sentivo più.
Da viva, a vampiro, e in pochi attimi definitivamente morta.
Ma mi risvegliai nuovamente, poco tempo dopo, passarono gli i giorni, le notti i mesi gli anni, i secoli.
Il mio spirito rimase fermo lì in quel palazzo, che mi aveva permesso di conoscere colui, che mi aveva dato la vita, e che mi aveva uccisa, dandomi un’ altra vita, la vita datami per potermi vendicare, per poter realizzare quell’ unico sogno che avevo l’ amore.
Non sarei mai potuta riposare nel regno degl’ inferi se prima non avessi terminato il mio compito qui, sulla terra.
E così la mia vita diventò un eterno divertimento, ogni coppa che si rifugiava nel mio palazzo non passava di certo una bella avventura, adoravo spaventarli, e poi ucciderli.
Nessuno avrebbe potuto realizzare il proprio sogno d’ amore lì, dove il mio si era frantumato.
Mi risultava divertente agli inizi come vedevo arrivare gli stessi ragazzi per più di una volta, ma con compagnie diverse, mi risultava ovvio quanto gli uomini pensassero solamente al loro torna conto, esattamente come William che si era cibato di me, per poi scappare.
Mi sarei vendicata certamente, nessuno poteva, nessun uomo in mia presenza poteva più fare del male a quelle stupide ragazzine che volevano solo il vero amore.
In poco tempo, trovai anche le mie tecniche di omicidio preferite, amavo rincorrere le ragazze fino in cima alla torre, poi arrivate sul tetto, assumevo un aspetto dolce, come una bambola di porcellana, mi inginocchiavo sul ciglio del tetto, mi guardavano atterrite, iniziavo a lacrimare sangue dolcemente, sempre con quel sorriso timido e spaventato, con gli occhi neri persi nel vuoto, sussurravo poche parole, spiegando il perchè del mio comportamento, che volevo solo proteggerle dagli uomini, e così si avvicinavano credendo al mio aspetto da bambola, impaurite si avvicinavano con timore, la distanza giusta per poi afferrarle, ridacchiare sadicamente, morderle per succhiare il loro delizioso sangue, e poi gettarle via dalla torre, lasciando frantumare i loro bellissimi visi, che si schiantavano contro il suolo sottostante.
Poi amavo scendere dai ragazzi, che cercavano di scappare dal castello, senza trovarvi però la minima via di fuga, ma peccato per loro il mio caro padre, aveva lasciato in quel palazzo una prestigiosa collezione di pugnali, con i quali giocavo lanciandoli a dosso ai ragazzi, stranamente ero diventata anche abile, casualmente i pugnali finivano sempre dritti al cuore. Poi ovviamente mi nutrivo anche di loro, estrapolando il loro cuore, per poi buttarlo nel focolai del camino presente nella mia sontuosa sala.
Un giorno però mentre davo una rinfrescatina ai libri della biblioteca, udì dei nuovi ospiti sentì la porta socchiudersi, -che bello si gioca!- sghignazzai sadicamente.
Scesi dalle scale della torre senza mostrarmi osservai l’ entrata del salone, ormai tetro e decadente, come erano lontani i tempi dello splendore.
Osservai bene la ragazza, come mi somigliava, era incredibile, portava dei Jeans neri, una maglia altrettanto nera con un teschio al centro e una scritta ghepardata rosa ‘’skull’’.
Il suo principe, mi voltai lentamente con il mio sguardo tetro, era lui.
Il mio cervello non reagì tentai di rianimarmi per quanto potessi, i lineamenti femminili, le unghia laccate nere, il suo viso il suo sguardo, lui.
Era vestito in modo diverso, anche lui con dei Jeans la maglia nera con dei teschi, un giubotto di pelle nera, al collo un nastro nero con al centro un teschio e attorno delle borchie, i capelli erano a dir poco strani, si sarebbero notati lontano un miglio, erano tutti rialzati per aria, come la criniera di un leone, e su alcuni ciuffi degli accenni bianchi in mezzo a quel nero che lo rendeva più divino del solito.
Rimasi atterrita li osservai, si gettarono sul tappeto impolverato ed iniziarono ad amoreggiare.
Perché? Lei stava avendo quello per il quale io sarei morta? Perché lei si e io no. Cosa non andava in me?
E poi lei mi somigliava così tanto, Perché?
La mia rabbia non tarò a darmi al cervello, mi mostrai in tutta la mia maestosità sghignazzai,
presi il controllo del corpo di lei da lontano, mossi il braccio e il suo corpo continuava a muoversi leggiadro nell’ aria come io desideravo.
La sbattei contro il muro, lui guardò il tutto atterrito terrorizzato.
Lei svenì, mi avvicinai a lui, sdraiandomi al suo fianco.
- William bentornato…- canticchiai sadicamente mentre avvicinavo le mie unghia al suo viso.
Lui rimase immobile terrorizzato.
-perche? Perché?- urlai con rabbia in cerca di risposta mentre le mie unghia graffiavano la sua guancia
-cosa vuoi?- sussurrò impaurito e timoroso
-Voglio una risposta dannato!- urlai mentre allo stesso tempo le candele che avevo lasciato in giro continuavano ad accendersi e spegnersi a seconda dei miei desideri.
Si lo so, sono leggermente esagerata, ma dovevo rendere il tutto tetro e pauroso William doveva soffrire.
Iniziò ad osservare il clima tetro intorno a sé il sangue sulle pareti, che iniziò a scorrere, il gocciolio rosso che pendeva dal soffitto e dai lampadari, il nero intorno a noi, la sua ragazza a terra, io accanto a lui con aria minacciosa, l’ aspetto tetro di quel luogo, dove poco dopo mi sarei vendicata.
-la ami?- domandai chiaramente
-rispondi!- aggiunsi osservando i balbettamenti di quella sua deliziosa bocca
-si…- sussurrò impaurito dalla mia reazione che di certo non gli sarebbe piaciuta.
Mi alzai raggiunsi la ragazza, che aprì gli occhi leggermente, vedendomi dinnanzi a sé iniziò ad urlare, la afferrai per il collo.
-Urlalo!!- dissi a William
-Bill salvami ti prego!- sghignazzò la ragazza impaurita
-si la amo…- balbettò lui mentre indietreggiava cercando un’ uscita
-chissà che effetto fa vedere morire il proprio amore davanti agli occhi, me lo dirai tra poco vero William?- chiesi
-Non mi chiamo William!- ebbe il coraggio di urlare
Disonesto, credeva di ingannarmi cambiando nome, ma nei secoli non avevo scordato il suo viso, mi sarei vendicata sulla sua pelle.
Iniziai a infilzare le mie unghia del collo della ragazza, che delicatamente lasciò fuori uscire del sangue dalla bocca, iniziai a cibarmene delicatamente come fosse un delizioso gourmet.
Poi la lasciai cadere a terra, afferrai dell’ ago e filo che portavo sempre con me, a volte mi serviva giusto per rilegare le labbra dei bugiardi, giusto per rilegare quelle labbra che si erano impadronite del mio sogno.
Cucì le labbra della ragazza mentre con le mie unghia continuavo a rovinarle completamente il volto.
Poi la lasciai lì morta, esanime, William era in un angolo della stanza piegato su se stesso, fra le sue ginocchia, terrorizzato continuava a piangere, ad implorare una qualsiasi grazia.
-come hai potuto?- domandai sedendomi di fronte a lui cercando una risposta nei suoi occhi,
mi guardò con il suo sguardo sofferente, -non ho idea di chi tu sia…- mi rispose
Iniziai a piangere, con la mia espressione sadica, le lacrime di sangue tracciavano un lento percorso sulla neve del mio volto, una lacrima sulle mie labbra la leccai compiacendomene, mi avvicinai a William,
-Bill, adesso sei Bill…- dissi amaramente mentre i ricordi erano freschi nella mia memoria, rivolevo quel bacio.
Ancora poco e sarebbe stato mio per sempre…
-io mi chiamo Bill…- rispose mentre i suoi occhi imploravano salvezza.
Ma non poteva ingannarmi ancora.
Estrassi un pugnale dal mio corpetto, lo tenevo sempre dietro alla schiena fra le filature in caso mi servisse,
-ti ho amato William e tu mi hai uccisa, dicevi di amarmi come hai potuto?- chiesi
-ti ripeto che non so chi tu sia!- mi urlò stanco della mia insistenza.
Lasciai che il corpo diventasse carne, realtà non più fantasma per potermi completamente dedicare a noi due, che adesso saremo potuti rimanere insieme, per sempre come desideravo da secoli.
Mi avvicinai delicatamente al suo volto, in poco tempo riuscì ad unire le mie labbra alle sue, mi lasciai completamente andare su di lui, che non mostrò resistenza, posai il pugnale sulla sua schiena, pochi attimi, i suoi occhi si aprirono a dismisura dal dolore, avevo trafitto il suo cuore, era morto fra le mie braccia, durante il nostro ultimo bacio, ma non mi fermai, continuai a baciarlo, finchè non spinsi la lama abbastanza per poter trafiggere anche il mio di cuore. Che ormai aveva cessato di battere. Che finalmente si era congiunto quello di William nello stesso pugnale. Mentre le nostre labbra si davano un dolce addio. Per sempre insieme.
Dopo aver riavuto quel mio ultimo bacio, tanto atteso.
Sophiee Fee Undedlickeit.<3
Falzone Vanessa.</3